A cura di Luciana Nora

Canale di Carpi

Non diversamente da tutti i territori della bassa pianura padana, da secoli anche Carpi si è confrontata con il difficile impegno del governo dell’acqua.
In pianura, l’ambivalente acqua si fa amica se governata; questi non facili interventi, praticati dalle nostre genti da millenni, dovranno continuare sempre in ragione del perpetuo modificarsi naturale del territorio, ma anche conseguentemente alle trasformazioni/ evoluzioni di un ambiente sempre più contrassegnato dall’azione umana.
Il Canale di Carpi, detto Canale dei Mulini, sotto questo aspetto è un’opera emblematica: nel tempo si è trasformato in ragione dell’evolversi del bisogno.
Nasceva sotto il pontificato di Innocenzo III (1198 – 1216), dato che su sua concessione, nel 1212, venne posta mano alla fabbrica del Canale di Carpi, poi detto de’ Molini. Traendola dal fiume Secchia in territorio di Rubiera, l’acqua arrivava a Carpi e proseguiva sino al territorio novese dove riconfluiva nel Secchia all’altezza delle Chiaviche Mantovane.
I lavori di escavazione, come riportato nelle memorie di Don Natale Marri, furono rapidissimi tanto che, “appena passati tre anni, tutto fu pronto per la sollecita escavazione e l’acqua incominciò a scorrere profittevolmente.
Lungo il percorso del Canale furono fabbricati i molini: uno di Rubbiera, due della Valle, tre di Capogajano, quattro di Panzano, cinque di Gargallo, sei di Carpi fuori, sette di Cibeno o villa Brocchi, otto finalmente nel marchesato di Novi.” A questi mulini, sotto il dominio dei Pio si aggiungeva poi quello di Santa Croce, detto Molino Nuovo. Tanto numerosi e così importanti per l’economia del territorio che il canale divenne de’ Molini sino all’altezza di porta Modena. Parallela al Canale, alternativamente a sinistra e a destra si sviluppa una strada che, per l’appunto, è appellata Via dei Mulini, un tempo grandemente utilizzata specialmente da carrettieri e birocciai che andavano a rifornirsi di ghiaia e sabbia direttamente dall’alveo del Secchia, in prossimità di Campogalliano e Rubiera.
Al percorso del Canale di Carpi venivano apportate sostanziali modifiche fra il 1546 e il 1562, affinché l’acqua avesse a scorrere anche all’interno della cinta muraria. La ragione fondamentale, non l’unica, dell’introduzione del canale nel centro cittadino era di carattere igienico sanitario: l’acqua nell’attraversare la città raccoglieva tutte le acque sporche e quelle piovane conducendole fuori.
I tragitti entro le mura cittadine erano i seguenti: entrava a Porta Modena, alimentava un mulino nell’attuale via Curzio Arletti, mulino attivo sino alla prima metà degli anni ’90, seppure non più alimentato dall’energia idrica, gestito dalla famiglia Pederzini, quindi si biforcava: da un lato passava per via Nova, attraversava la piazza, volgeva in via Cesare Battisti; dall’altro lato, per via San Francesco, arrivava in via Trento Trieste, proseguiva per Via Ciro Menotti, quindi in via Santa Chiara, dove incontrava e si ricongiungeva con l’altro ramo per proseguire in direzione Cibeno.
La copertura del canale diveniva necessaria per ragioni igieniche e, dentro le mura, già a fine Ottocento era ultimata. Appena uscito dalle mura, il nome del canale mutava in Gabelo.
Canale Gabelo di Cibeno
Il Canale dei Mulini, ancora aperto e maleodorante, costeggiava tutta l’attuale via Roosvelt di Cibeno di Carpi. Attualmente, sulla sua copertura si è sviluppato l’allargamento della strada .
Foto Gasparini – Carpi, databile metà anni Cinquanta. Originale conservato presso il centro Etnografico del Comune di Carpi- numero d’archivio: F. 9714
 

Prima della sue completa copertura, sono stati in molti ad equivocare sul significato dell’appellativo di Gabelo, associandolo agli effetti maleodoranti degli scarichi fognari. L’origine di tale appellativo è invece da ricercarsi in Gavellus, così come in antico era chiamato uno dei tanti alvei dell’irruente fiume Secchia che, per ragioni legate ai grandi lavori di prosciugamento avvenuti nell’Alto Medio Evo, si era ridotto ad un piccolo canale scarsissimamente alimentato se non in occasione di piene del Secchia.

Canale Gabelo di Cibeno
Il Canale di Carpi, dopo aver attraversato la città di Carpi, scoperto continuava il suo corso al limite di via Santa Chiara. Sulla sua copertura si è sviluppata Via Medaglie d’Oro e anche Viale Manzoni.
Foto Gasparini – Carpi, databili 1953 – Originali conservati presso il Centro Etnografico del Comune di Carpi - – l’intero servizio fotografico è archiviato dal T. 14506 al T. 14518.

L’ultima radicale modifica al canale risale alla grande bonifica degli anni Venti a cura del Consorzio Parmigiana Moglia che, collegandolo al cavo Lama tramite il bacino di Magnavacca, lo ha reso non più solo canale di discesa ma anche e soprattutto di risalita delle acque, attinte direttamente dal Po, tramite un complesso sistema si sollevamento. Il Canale dei Mulini sul quale ormai le macine erano azionate da energia elettrica, diveniva soprattutto un preziosissimo canale irriguo, utile all’agricoltura, nonché di scolo, tant’è che in San Marino è stato installato un sistema di depurazione affinché l’acqua possa poi continuare a scorrere pulita verso il territorio novese. Attualmente più nessun mulino posto sul canale è attivo e gli edifici sono adibiti a funzioni diverse. Laddove ve ne sia la possibilità, si potrebbe ipotizzare la prospettiva di creare in uno di essi un centro di documentazione sul millenario confronto dell’uomo con l’acqua.

L. Nora

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