Mi immolo a favore del Consiglio dopo gli interventi che ho sentito perché sembra sempre che la maggioranza viva nel beato mondo della luna perché “non parla con le parti sociali”. Bene, io sono una parte sociale: ho 28 anni tanta voglia di lavorare e di proporre ma tra un mese sarò disoccupata dal lavoro che attualmente svolgo, nella zona più centrale di una cittadina di ormai 75mila abitanti. E’ inutile dire che questa amministrazione fa i bilanci non contando sulle situazioni reali della gente, perché sono realtà che purtroppo invece conosciamo benissimo: per questo ci ritroviamo stasera a parlare di campo nomadi o della faccia perplessa del sindaco sulla copertina di Carpi Città. Crisi sociale la abbiamo da ben prima del terremoto, perché contrariamente a quanto si dice la crisi non è stata prima economica ma tutt’altro. Per questo non si può dire “aiutiamo i cittadini,ma prima aiutiamo i cittadini di Carpi”, perché quei 70mila euro che corrispondono tral’altro allo 0,05% del bilancio (da confrontare con il 37%che invece è destinato al settore servizi sociali) possiamo benissimo pensare di darlo ai cittadini in difficoltà come mi ritrovo ad essere anche io, ma come facciamo? Qual è la proposta? E’ questo il modo che abbiamo per far fronte alle problematiche di tipo sociale? Non sono questi i servizi che dobbiamo dare ai cittadini, anche e non a favore dell’aiuto ai nomadi e alle minoranze in difficoltà? Posto che c’è un ufficio competentissimo che da anni se ne occupa e fosre prima di scendere in piazza dovremmo non tutti, ma farci un salto in2-4 consiglieri. La comunità fa fatica ed è per questo che non si può rinchiudere a riccio su quali tipi di aiuti dare oppure no: il campo nomadi è un problema sociale sì e non piccolo, e ci sarà un motivo se non è facile chiuderlo o “rielaborarlo”. Chi si riempie la bocca di proteste dovrebbe quindi pensare a una sorta di anagramma e cominciare a cambiarle in proposte, perché se il problema sono 54 o più persone sempre più emarginate dalla comunità che probabilmente con la comunità vogliono avere poco a che fare, il problema non è solo loro ma è anche nostro, ma stiamo parlando di persone che non sono sul nostro stesso piano sociale, e in questo modo rischiamo di far diventare il problema politico un problema di mera lotta tra parti sociali e i problemi purtroppo non sono mai fini a se stessi. E’ anche un argomento che mette in discussione il nostro essere di sinistra, in un momento in cui tutti, e stasera faccio outing e mi metto in prima fila, facciamo fatica ad arrivare a fine mese e fare progetti per il futuro. Ma se non ripartiamo dalla comunità e dalle leggi che tutelano l’ordine pubblico(perché leggi sui campi nomadi ce ne sono a iosa e forse prima di chiederci come “eliminarli” o “isolarli” dovremmo comincisre a chiederci come mai esistono determinate norme), la comunità stessa si disgrega. Anche parlare di sussidiarietà è fondamentale, al contrario di chi ingiustamente la denigra: croce rossa, associazioni, non sono forme stesse di assistenzialismo? Abbiamo o non abbiamo bisogno di ovviare a un problema o vogliamo solo eliminarlo, lasciando a chissà chi il modo di risolverlo “illegalmente”? Eliminare il campo nomadi, a parte essere una esigua problematica a livello di bilancio economico, non ci toglierà dal problema politico del disagio sociale di cui godiamo nell’ Europa intera e non solo nella nostra beneamata città, soprattutto perché chi si prefiggeva di eliminare una etnia a causa del problema sociale che ne derivava era quell’ideologia da cui venivamo liberati 68anni fa.

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