Gruppo Italia dei Valori

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Vorrei iniziare il mio intervento con una premessa: non troverete, in questi pochi minuti, nessun riferimento a fatti e misfatti di governi presenti e passati. Questo non perché io mi sia dimenticato di ciò che è stato fatto, né perché, in una sorta di illuminazione sulla via per Damasco, io oggi ritenga positive scelte che ieri erano negative. La ragione sta tutta nel clima avvelenato che si è instaurato in questo paese. Un clima alimentato dalle polemiche continue, di cui tutti siamo un po' responsabili, che ha portato i partiti ed i movimenti a focalizzarsi su una critica al di fuori del merito e della sostanza di atti, leggi, azioni. Oggi, dunque, resterò nel merito di ciò che questa amministrazione, con il nostro contributo, ha fatto per rendere la macchina comunale sempre più al servizio del cittadino e della comunità.
Partiamo allora dall'argomento più caldo, le tasse. L'IMU, la tassa che il Governo ha introdotto a sostituzione dell'ex ICI, colpirà inevitabilmente il patrimonio di quei carpigiani che in questi decenni si sono costruiti una sicurezza abitativa. Questa amministrazione, tuttavia, ha attuato alcune scelte politicamente forti, nei limiti concessi dalle aliquote. In particolare vorrei ricordare l'aliquota dell'1 per mille ai fabbricati strutturali rurali. Ne abbiamo già parlato lo scorso Consiglio Comunale, ma credo sia doveroso sottolineare che il comune ha deciso, con questa aliquota, di non incamerare la sua parte di tassazione, nella speranza di non appesantire il carico del settore agricolo che in questi anni sta subendo non poche difficoltà. Qualcuno affermerà che per il comune non è stata una grossa rinuncia, si parla di poco più di 45.000 euro, ma io ritengo che l'amministrazione avrebbe saputo come utilizzare quei soldi, e che invece abbia deciso di privarsene a favore di un settore che è fondamentale per la nostra storia e la vita quotidiana.
Un'altra scelta forte è stata quella di portare l'aliquota al 5%0 per tutti quegli alloggi locati tramite il progetto "Casa nella Rete" e di aumentare invece l'aliquota al 10,6%0 per tutti gli alloggi a disposizione. E' un segnale, questo, che si vuole dare alla cittadinanza tutta: in un momento di difficoltà come questo, con il numero degli sfratti in crescita e gli affitti che non tendono ancora ad abbassarsi, chi possiede un alloggio e lo tiene vuoto dovrà contribuire più degli altri al sostegno di questa comunità. Una scelta che noi condividiamo e che speriamo possa essere, in un prossimo futuro, meglio strutturata anche da chi l'IMU l'ha pensata. L'idea di diversificare era già uscita dal nostro intervento durante la presentazione del progetto "Casa nella rete" come una delle misure organiche necessarie per calmierare il mercato immobiliare nel nostro paese e siamo lieti che l'amministrazione l'abbia messa in pratica.
Restando sul tema tasse, l'amministrazione ha anche scelto di "non fare". Ha scelto, cioè, di non aumentare l'aliquota IRPEF incamerabile dal comune, che oggi resterà al 5%0. Un'altra scelta forte, questa, a sostegno soprattutto della classe media, che non dovrà sobbarcarsi un ulteriore aumento delle tasse oltre a quello già imposto dallo Stato. A questo proposito, vorrei spendere due parole su uno degli emendamenti presentati questa sera: quello che modifica proprio le aliquote IRPEF. Dopo una lunga discussione abbiamo deciso che questo emendamento non regge. Non regge perché non abbassa a sufficienza il carico fiscale per la fascia più debole della popolazione: togliere uno 0,05% ai redditi sotto i 16.000 euro significa un risparmio annuo di 3,5 euro. Aumentare le altre aliquote, invece, significa colpire lavoratori come operai per 100 euro, impiegati e altamente qualificati per 250/450 euro in più all'anno. Detto francamente, in questa situazione, ci sembra accanimento terapeutico.
Lasciando da parte la spinosa questione delle tasse, passiamo ad un settore, che quando c'è crisi, solitamente viene tagliato più degli altri: la cultura. Devo dire che grazie alle scelte fatte in passato e a quelle sostenute oggi, Carpi si trova a fornire un'offerta in campo culturale che è decisamente superiore non solo alla media nazionale, ma è, credo, esempio da seguire per la valorizzazione delle tante splendide città italiane abbandonate al loro destino. Carpi oggi vanta un complesso museale di notevole importanza, che solo nel 2011 ha raggiunto le 45.000 presenze e che raccoglie informazioni e documenti importantissimi per capire il nostro passato. Quelle radici storiche con cui tanti si riempiono la bocca, ma che troppo pochi forse conoscono appieno. C'è, nel piano degli investimenti, quello che dovrà essere un passo ulteriore verso il miglioramento di questo complesso, ovvero la sistemazione del Torrione degli Spagnoli. Struttura che oggi è in mano al demanio statale, ma che la nostra amministrazione si è impegnata ad "incamerare" con un progetto che ne prevede la valorizzazione. Sarà importante nei prossimi mesi individuare un progetto di valorizzazione che sia economicamente sostenibile, perché le risorse sono poche è c'è la necessità di utilizzarle al meglio.
Cultura a Carpi non è solo musei, però, è anche teatro. Teatro seguitissimo, con un palinsesto adatto a tutti i gusti, con una stagione teatrale che vede un costante aumento di fruitori. Teatro che non serve però solo il pubblico interessato a balletti, prosa e musica classica, ma anche l'associazionismo più in generale. Segno che il nostro comune è un comune aperto, che permette agli organismi che vivono sul nostro territorio di fruire appieno delle strutture che abbiamo a disposizione.
Veniamo poi all'altro luogo tipico legato alla cultura: la biblioteca. O le biblioteche, visto che a distanza di pochi metri i nostri cittadini (e anche chi viene da fuori) può fruire di una struttura dedicata ai "grandi" e di una, il Falco Magico, dedicata specificamente ai più piccoli. Sembra nulla, ma sfido a trovare un altro comune che mette a disposizione questo tipo di servizio in un momento di crisi generalizzata come questo, dove si pensa solo a tagliare. Le nostre biblioteche sono frequentatissime, e di questo noi abbiamo immenso piacere. Sono anche state, purtroppo, al centro di polemiche più o meno strumentali nell'ultimo periodo. E qui, permettetemelo, vorrei togliermi la possibilità di chiarire alcune cose. La decisione di chiudere l'appalto (al suo scadere) dei servizi bibliotecari è stata dettata da un riassetto interno al personale. Nei mesi scorsi è passata l'idea che il comune, tagliando l'appalto, stesse tagliando la cultura. Qui io esprimo il mio sdegno, perché non è così. E' purtroppo passata l'idea che la cultura sia il tipo di gestione della cultura. Cultura è invece il servizio che si fornisce al cittadino. Noi domani continueremo a fornire lo stesso servizio ai nostri cittadini, semplicemente calando la spesa del comune e grazie ad un riassestamento che ci permette di liberare un po' di risorse umane. E' un altro dei segnali forti che sta dando il nostro comune: abbiamo dimostrato di avere la capacità di riorganizzarci secondo necessità e nonostante le ingessature del sistema. E' assolutamente necessario continuare su questa strada.
Qualcuno dirà che il servizio non sarà lo stesso, perché la domenica pomeriggio la biblioteca resterà chiusa. Vero, ma riaprirà il lunedì pomeriggio. In una stagione dell'anno, la primavera – e poi l'estate – in cui generalmente i fruitori della domenica pomeriggio, principalmente le famiglie, rivolgono la loro attenzione alle attività all'esterno. Ricordo che le famiglie potranno comunque continuare ad utilizzare la biblioteca il sabato. Nonostante tutto si è deciso di mantenere aperta la struttura durante la settimana, scelta saggia, a mio avviso, perché in quei momenti sono gli studenti ad usufruire del servizio. E qui vorrei farvi notare una piccolezza: lo studente che può studiare a Carpi, invece che dover andare in biblioteca a Modena o peggio ancora nelle biblioteche universitarie di Reggio, Bologna o Parma, è un costo inferiore per le famiglie. Se non avessimo la biblioteca Loria con i suoi spazi, molti tra gli studenti universitari sarebbero costretti a migrare giornalmente verso le sedi universitarie, esattamente come faceva la mia generazione. Per uno studente che dovrebbe recarsi a Bologna, solo di abbonamento del treno, considerando i quattro mesi liberi da lezioni, si ha un risparmio annuo di 240 euro. Ditemi voi se è poco.
Saranno poi confermate le ormai storiche iniziative culturali come il Festival della Filosofia, la Festa del Racconto e molte delle iniziative inserite ne LaCarpiEstate. Iniziative che hanno sempre riscosso un enorme successo e fatto da catalizzatore, verso il nostro centro urbano, di centinaia di persone provenienti dalla Provincia, dalla Regione e spesso oltre, con tutto ciò che ne consegue in fatto di ricadute economiche e perché no di immagine per Carpi. Queste iniziative, poi, mantengono vivo il nostro centro storico, nonostante molti sostengano che esso sia abbandonato al degrado. E' anche attraverso queste politiche che si evita la disgregazione di un tessuto oggi in estrema difficoltà come quello del centro.
La riorganizzazione di cui ho già parlato relativamente alla biblioteca è un piano molto più ampio, che andrà and incidere in vario modo su altre parti della macchina comunale. Entra qui in gioco l'idea della nuova sede, oggi non più appetibile a causa della diminuzione delle risorse complessive dell'ente. L'idea è quella di valorizzare gli spazi che già sono in possesso del comune, rendendoli più fruibili dai vari servizi. Si potrà quindi risparmiare sugli affitti e sull'energia complessiva, omogeneizzando la presenza dell'ente sul territorio. Sarà questo un ottimo spunto per immaginare anche nuovi modelli organizzativi. Prendo spunto da questo argomento per fare un veloce excursus sul piano degli investimenti. Ci sono, ben visibili, due progetti: piscina comunale e parcheggio del piazzale della meridiana. Molto è già stato detto su entrambi, mi preme comunque rilevare in questa sede che entrambi rispondo a necessità reali di una fetta della cittadinanza, fetta molto più corposa di quanto alcuni vorrebbero far credere.
Abbiamo anche un'altra sfida, importante, importantissima per la nostra città: l'economia. C'è una necessità di rilancio, necessità che questa amministrazione ha ben compreso e su cui si è impegnata e siamo certi si impegnerà, per quanto è di sua competenza. C'è anche la necessità di differenziare l'economia del nostro territorio, sfida questa difficilissima. Perché oggi ci troviamo in una situazione particolarmente critica proprio perché due dei settori caratterizzanti, il tessile e il metalmeccanico, languono. Tra le altre cose il comune può puntare sul lancio – o rilancio – del turismo, uno dei pochi settori in cui oggi ci sono reali margini di crescita. Nei prossimi anni bisogna fare il salto di qualità, le strutture le abbiamo, dobbiamo solo capire come essere più attrattivi e ricettivi.
Ci sono, ovviamente, molti altri argomenti che meriterebbero interi paragrafi (minuti), ma il tempo è tiranno. Mi limiterò quindi ad accennarne alcuni, non per questo ritenendoli meno meritevoli di altri.
Ci sono, in questo bilancio, il costante impegno del comune su scuola e sociale. Da notare che nonostante la riduzione della spesa corrente, il comune ha sostanzialmente mantenuto inalterata l'erogazione dei servizi scolastici per la prima infanzia. Non si è scelto, come hanno fatto altri comuni con giunte di centro sinistra, di esternalizzare l'assistenza ai nostri bambini. E' anche questa una scelta forte, che ha dato e che darà i suoi frutti. Tra l'altro, nonostante l'ampliamento dell'offerta, i costi sono rimasti più o meno i medesimi, segno che lo spostamento in Unione del servizio ha portato a economie di scala. Unione che dunque sta portando frutti sempre maggiori e dunque i tempi sono ormai maturi per una riflessione sulla rappresentatività, senza correre, ovviamente. Medesimo discorso per i servizi sociali: continua l'impegno verso i membri più deboli della nostra comunità, sia attraverso sostegni diretti sia indiretti. Va rilevato, comunque, che saranno proprio i servizi sociali a subire maggiormente la pressione della crisi, non tanto perché subiranno tagli – anzi – ma perché con tutta probabilità, se l'economia non riprenderà a girare in pochi mesi aumenterà il numero di domande.
Mi avvio alla conclusione con un'ultima nota. C'è, in questo bilancio, l'apporto che la nostra comunità sta continuando a dare per il sostegno del nostro paese. C'è, ma non è facile discernere il peso che questo apporto ha sui nostri concittadini dai soli freddi numeri presenti su questi fogli. Un apporto che però diamo a testa alta, con la coscienza pulita e con orgoglio. Stanchi, ma con orgoglio.

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