La mostra di Antonello Fresu inaugura venerdì 16 alle ore 11 presso Sala Cervi



Si terrà venerdì 16 settembre alle ore 11 presso la Sala Cervi di Palazzo dei Pio a Carpi, l’inaugurazione della mostra Novecento. Il fallimento di un secolo tra conflitti e antagonismi di Antonello Fresu e curata dalla Fondazione Fossoli. La mostra resterà aperta fino al 30 novembre e visitabile ad accesso libero tutte le domeniche dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19.  

L’allestimento della mostra sarà sviluppato in quattro luoghi (Museo Monumento al Deportato, ex Sinagoga, Campo di Fossoli e Sala Cervi) e si inserisce all’interno del programma dell’edizione 2016 del festivalfilosofia. A chiudere le attività curate dalla Fondazione Fossoli all’interno del Festival, vi sarà il concerto A Solo di Paolo Fresu, domenica 18 settembre alle ore 22 presso il Cortile delle Stele. Un percorso musicale tra i temi della mostra che porta il visitatore a confrontarsi con i conflitti del Novecento, che si svolgerà in caso di maltempo all’interno del Teatro Comunale.

In occasione del Festival, la mostra sarà invece aperta e visitabile nei seguenti orari
Venerdì 16 e Sabato 17  Museo Monumento al deportato, ex Sinagoga e Sala Cervi  dalle ore 9 alle 23
Campo di Fossoli dalle 9 alle 19
Domenica 18 Museo Monumento al deportato, ex Sinagoga e Sala Cervi   dalle ore 9 alle 21
Campo di Fossoli dalle 9 alle 19

All’inaugurazione saranno presenti, oltre all’autore, Pierluigi Castagnetti, Presidente della Fondazione Fossoli, il Alberto Bellelli, Sindaco di Carpi, Giuseppe Schena, Presidente della Fondazione CR Carpi, Giannella Demuro curatrice della mostra e il critico d’arte Valerio Dehò.







Testo critico della Mostra Novecento di Giannella Depuro

La mostra NOVECENTO di Antonello Fresu mira a rileggere il cosiddetto “secolo breve” attraverso le sue più importanti vicende belliche che, a livello planetario, ne hanno scandito, come una dolorosa “danza macabra”, il suo percorso umano e temporale. In questa prospettiva il Novecento è parso, viceversa, interminabile, tanto da proiettare, ancor oggi, le sue ombre lunghissime e funeree. Fallimento della civiltà del secolo appena passato, che non ha potuto impedire guerre e stermini, e che, anzi, più di altri, può essere ricordato come il secolo delle grandi stragi. Le grandi immagini provenienti dagli archivi dei maggiori musei mondiali di storia e di fotografi a, da archivi privati d’epoca o dall’iconografi a familiare delle riviste di propaganda del tempo, ma anche, le più recenti, dal serbatoio infinito della “rete”, sono rielaborate attraverso la tecnica del “pop-up”, tecnica prettamente infantile che l’artista ha adottato per descrivere l’amara disillusione dell’innocenza infantile di fronte alla tragica brutalità del mondo.
La storica Sala Cervi del Palazzo dei Pio ospita la sezione dedicata alla prima metà del secolo scorso e alle due Grandi Guerre, mentre gli spazi della ex Sinagoga, accolgono le immagini delle vicende più recenti, dal Vietnam ai conflitti di fi ne secolo. Progetti speciali e site-specific, dedicati alla pagine oscure della Shoah e del nazifascismo, sono quelli per il Museo Monumento al Deportato e per il Campo di Fossoli. Nel primo, una delle grandi tragedie del Novecento, è rievocata dall’imponente installazione che accoglie i visitatori della mostra con lo scorrere, lento e inesorabile, dei nomi e delle impalpabili memorie delle innumerevoli e inconsapevoli vittime, cui fanno eco, a Fossoli, i ritratti e i nomi dei loro carnefici, autori consapevoli di una delle pagine più atroci della storia dell’umanità. Ancora, i diversi conflitti mondiali, i protagonisti, le “menti”, i carnefici e le vittime – entrambi burattini eterodiretti, seppur con ruoli e responsabilità affatto differenti – rivivono e si raccontano in un percorso à rebours attraverso le immagini di repertorio di un fotogiornale quale fu Life e di quelle apparse, in Italia, sulla storica rivista Tempo. Mediante la tecnica del “popup”, innocente quanto depistante, la guerra e i suoi disastri si staccano dal fondo neutro e piatto di una storia raccontata in modo cronachistico e distante e riacquistano quell’ineluttabile tragicità e quell’inquietante attualità che solo l’arte, assieme alla vita, sanno e possono restituire.
 

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