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Quattro installazioni in centro storico per legare passato e presente grazie all’arte


Da domani, sabato 28 maggio, e fino al 18 settembre il centro storico di Carpi diventerà un museo a cielo aperto. Tutto questo grazie a Diffusa. Vestire i luoghi, mostra che racconta attraverso quattro interventi artistici in altrettanti luoghi simbolici, il carattere della città e le sue specificità. Con particolare riferimento al rapporto con il comparto della moda, a sottolineare ancora una volta il ruolo svolto del tessile-abbigliamento nella nostra città.
Diffusa. Vestire i luoghi, a cura di Luca Panaro, è promossa dal Comune di Carpi e dai Musei di Palazzo dei Pio, e coinvolge gli artisti Giuseppe De Mattia (Bari, 1980), Teresa Giannico (Bari, 1985), Francesco Pedrini (Bergamo, 1973) e Fabio Sandri (Valdagno – VI, 1964).
L’inaugurazione della mostra è prevista domani, sabato 28 maggio, alle ore 18 nel Cortile d’Onore di Palazzo dei Pio. Nel corso dell’estate sono previsti appuntamenti collaterali e visite guidate anche in orario serale, la prima domenica 3 giugno alle ore 18.
“Una mostra, Diffusa. Vestire i luoghi, che presenta peculiarità ben precise – spiega l’assessore alla Cultura e al Centro Storico Simone Morelli – Innanzitutto la ricerca di nuovi linguaggi che si presentano sotto forma di interventi artistici e poi il fatto che queste installazioni si possono vedere in vari punti del centro storico, legando l’antico e il moderno, il passato e la contemporaneità, sempre tenendo ben presente il legame del nostro territorio con la moda, come peraltro sta facendo anche la mostra visibile fino al 12 giugno ai Musei di Palazzo dei Pio, White. Tutto il bianco nella moda”.

De Mattia presenterà lungo il Portico Lungo di Piazza dei Martiri una installazione site-specific dal titolo Madri. L’opera gioca sull’affinità, non solo semantica, tra il concetto di maternità e quello di matrice tipografica: la riflessione dell’artista muove infatti dalla scoperta dei reperti conservati nella sala che i Musei civici di Carpi dedicano alla xilografia, antica arte di stampa usata anche in campo tessile per la creazione dei pattern delle diverse stoffe, perfezionata proprio da Ugo da Carpi (primo artista, nell’Italia del XVI secolo, a sperimentare questa procedura a più colori). De Mattia considera le matrici come madri che non possono più avere figli, alle quali riconoscere attraverso l’azione artistica un ultimo slancio creativo, sintetizzato nella riproduzione del loro segno su una lastra tipografica moderna e su un abito da lavoro, omaggio implicito al modello che Carpi ha rappresentato nel campo delle politiche per l’occupazione femminile.

Anche Teresa Giannico restituisce, nel Cortile d’onore di Palazzo dei Pio, la propria riflessione sul ruolo della donna nel tessuto produttivo e sociale di Carpi. Con The Peepshow l’artista pugliese costruisce surreali collage che assemblano vecchie immagini d’archivio conservate nel Centro di Ricerca Etnografica dei musei, reinventando i luoghi, gli strumenti e i gesti propri delle cucitrici che confezionavano o rifinivano abiti a domicilio. La memoria di un passato reale si confonde così a quella immaginata, mitizzata, governata in modo partecipato dal pubblico attraverso il Mutoscopio, scatola ottica a manovella che consente di fruire delle immagini in modo individuale.

Francesco Pedrini ritorna con Planetes all’epoca della raffinata corte rinascimentale dei Pio, evocando in modo implicito gli studi astronomici di Pico della Mirandola, zio di Alberto III, ultimo signore della città. Considerando la Torre della Sagra come il fulcro di un ideale universo, Pedrini colloca in otto punti di Carpi (Biblioteca, Ludoteca, librerie, ma anche la Piscina e un centro commerciale) visibili proprio dalla cima della torre la riproduzione simbolica dei diversi pianeti del sistema solare: ne nasce una mappa astrale riportata su terra, tracciata per circa due chilometri e mezzo lungo i principali assi di percorrenza della città, mantenendo distanze e grandezze proporzionalmente affini a quelle celesti.

Guarda a un’epoca più vicina a noi, infine, Fabio Sandri, che si relaziona con l’opera permanente Architettura caco-goniometrica-entrexit, posta negli anni Ottanta nell’Area verde di San Rocco da Gianni Colombo. Sandri riprende la scansione spaziale segnata a suo tempo da Colombo rivedendone i passaggi armonici tra arcate e camminamento, creando una nuova porta d’accesso all’Area verde: un’architettura effimera in grado, grazie a un articolato sistema dotato di carte fotosensibili, di ‘conservare memoria’ dei passaggi del pubblico.   

Per informazioni
Musei di Palazzo dei Pio
telefono 059 649955

www.palazzodeipio.it

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