L’atto votato giovedì 3 dal Consiglio è passato all’esame del civico consesso tre volte --Comunicato stampa n.112 dell'8/4/2014

Il Consiglio comunale di Carpi nella seduta del 3 aprile scorso aveva all’ordine del giorno una delibera che aveva come tema modifiche e aggiornamenti allo Statuto dell’Unione delle Terre d’Argine. Un atto già passato nelle due sedute precedenti all’attenzione dei rappresentanti dei cittadini e approvato solo alla terza votazione (visto che nella prima non si era raggiunta la maggioranza qualificata e di conseguenza si è dovuti votarlo per due volte con maggioranza semplice). Nonostante l’ampio dibattito svolto in occasione della presentazione della delibera il 13 marzo scorso anche giovedì 3 prima di arrivare alla votazione di questo importante provvedimento in tanti hanno voluto dire la loro, dopo la presentazione di due emendamenti al testo originale della delibera e di un ordine del giorno collegato ad essa: gli emendamenti erano stati sottoscritti l’uno da Giliola Pivetti e Giorgio Verrini (ApC) e l’altro da Roberto Benatti (PdL): il primo chiedeva di modificare l’articolo 47 dello Statuto dell’Unione rendendo non prevista la carica del Direttore generale dell’ente associato. Il secondo invece, relativo all’articolo 19 dello Statuto, chiedeva che se ne modificasse il testo in modo da prevedere che ogni gruppo consiliare carpigiano potesse avere almeno un rappresentante nel consesso delle Terre d’Argine, rendendo possibile che Carpi avesse 15 membri in tutto di cui almeno 5 di opposizione, garantendo poi che il rapporto tra maggioranza ed opposizione all’interno del Consiglio dell’Unione fosse di 60 a 40 e nel caso ciò non fosse possibile prevedendo un voto ponderato.
L’ordine del giorno firmato da cinque capigruppo dell’opposizione (di Lega nord, PdL, FdI-An, C5S, ApC) chiedeva infine di affidare ad un ente esterno l’incarico per predisporre uno studio di fattibilità per un’eventuale fusione tra i Comuni facenti parte dell’ente associato, coinvolgendo nello stesso magari gli altri comuni dell’Unione e considerando la possibilità di ottenere a tal fine dei contributi regionali.
Ricordiamo che le modifiche e gli aggiornamenti allo Statuto votati giovedì scorso, dovuti alle novità contenute nella Legge regionale 21 e nel Testo Unico degli Enti Locali, riguardano tra l’altro ad esempio la disincentivazione al recesso dei Comuni dall’Unione, la possibilità per l’ente associato di ottenere materie e deleghe anche da Stato e Regioni oltre che definendone di proprie e poi ancora il settore Statistica, il Difensore Civico, il sistema dei controlli interni, l’eliminazione della possibilità di avere gettoni di presenza e indennità per i consiglieri dell’Unione, l’inserimento di un nuovo articolo sulla eventuale gestione dei servizi attraverso strumenti societari. Il Segretario Generale Anna Messina ha spiegato giovedì in aula come siano all’attenzione del Governo provvedimenti che potrebbero modificare la materia, come la preoccupazione della Regione in tema di rappresentanza nelle Unioni sia quella di garantire la rappresentanza non tanto dei gruppi ma piuttosto dei Comuni stessi, come sia complicato immaginare la stesura nell’ambito dello Statuto di norma come quelle richieste dal consigliere Benatti “visto che non è preventivabile il numero dei gruppi che siederanno nel prossimo Consiglio comunale. L’unico suggerimento che ho trovato su questa problematica – ha detto - riguarda meccanismi di rotazione tra i gruppi nell’arco della legislatura per garantire la rappresentatività”.
Il consigliere Benatti ha ricordato come attualmente di quattro gruppi di minoranza presenti nel civico consesso di Carpi solo due seggano con propri rappresentanti in Unione “anche se per cause contingenti”. La collega Maria Grazia Lugli (Pd) ha allora presentato un suo studio statistico dal quale risulta come Carpi, pur avendo il 70% degli abitanti dei quattro comuni delle Terre d’Argine ha solo il 50% di consiglieri “e dunque non c’è la rappresentanza né per la maggioranza che per la minoranza, mentre i tre comuni più piccoli sono sovrarappresentati. La proposta di Benatti potrebbe arrivare in caso di cambio di maggioranza in uno di questi tre ad una ingovernabilità dell’Unione con un pareggio 15 a 15”.
Numeri contestati dal consigliere PdL Cristian Rostovi, mentre il capogruppo della Lega nord Argio Alboresi ha invece chiesto conto della disponibilità manifestata alla fine della legislatura scorsa dalla maggioranza carpigiana di lasciare un seggio in più alla minoranza. E dopo l’intervento di Bruno Pompeo (Pd) e quello del consigliere Marco Bagnoli, anch’esso Pd, che ha tra l’altro richiesto di mantenere margini per il futuro sia nel caso della possibile nomina di un Direttore Generale sia per la rappresentanza dei gruppi, ha preso la parola il capogruppo del Popolo delle Libertà Roberto Andreoli. Andreoli ha presentato l’ordine del giorno che conteneva la richiesta di uno studio di fattibilità sulla fusione dei Comuni: “perché toglierci questa possibilità, questo è uno strumento che non ha nulla di politico ma può darci dati oggettivi da consegnare al prossimo Consiglio comunale. Finchè Carpi avrà questa maggioranza nulla potrà cambiare anche in quella che governa l’ente associato…”. Giliola Pivetti (ApC) ha poi spiegato dal canto suo che “la Regione ammette di aver sbagliato in merito alle forme di rappresentatività nell’Unione: un peccato originale tanto che ritengo illegittimo l’atto votato nelle Terre d’Argine sul tema. Lo studio di fattibilità, che non costerebbe quasi niente, sarebbe utile anche per velocizzare i tempi delle decisioni, per muoverci in qualche direzione: e comunque ci vorranno cinque anni per andare al Comune unico. E il nostro emendamento non è contro Corradini ma contro le decisioni già prese”. Andrea Losi (capogruppo di Carpi 5 Stelle) ha invece domandato perché non si potesse chiudere l’esperienza Terre d’Argine nel 2015 “per mettere in convenzione i servizi, possibilità che è prevista dalla legge regionale. Aggiungiamo questa possibilità all’ordine del giorno sullo studio di fattibilità”.
Roberto Benatti ha ricordato poi come ora all’interno del Consiglio dell’Unione viga un rapporto di 21 a 9 tra maggioranza ed opposizione, e come un odg sullo studio di fattibilità del PdL fosse stato già bocciato nel 2008. “Il Pd ha paura di perdere posti per i propri amministratori da sistemare se lo studio desse un parere positivo. Il problema del Direttore Generale non è chi è ma di quanto prende. Interessante la proposta di Losi ma l’associazione intercomunale c’era già prima del 2006…” Daniela Depietri (Pd) ha spiegato come il dibattito in corso non dovesse servire a dare una valutazione sul Direttore Corradini: “Il Direttore Generale in Unione potrebbe sempre servire e del suo stipendio magari se ne può parlare…Mai in cinque anni ho sentito però parole positive dall’opposizione – ha detto – sulle Terre d’Argine e quello che hanno dato ai 4 comuni membri. Non imbrigliamo il prossimo Consiglio con uno studio di fattibilità sulla fusione, lasciamo che siano coloro che siederanno su questi banchi tra poco, visto che probabilmente cambieranno anche i riferimenti normativi, a decidere”. Davide Dalle Ave (capogruppo del Pd) ha ricordato il percorso positivo fatto dall’Unione e come per il futuro non sia in discussione il tema del Comune unico: “porre ora questo vuol dire strumentalizzare la questione, le prospettive delle Terre d’Argine sono quelle di una ancora maggiore integrazione. Dopo le elezioni ci impegniamo a discutere del tema dello studio con gli altri Comuni”.
Luca Lamma (Fratelli d’Italia-An) è a questo punto intervenuto per ricordare come nelle Terre d’Argine “ci sia una totale mancanza di rappresentatività democratica. Questo regolamento è illogico amministrativamente, basti ricordare che Campogalliano, Novi e Soliera con il 30% degli abitanti hanno il 50% dei posti in Consiglio…”. Il Sindaco Enrico Campedelli ha chiuso il dibattito per ribadire come l’associazione intercomunale avesse incontrato difficoltà nel suo agire e quindi fosse necessario superarla, come l’Unione non sia nata per sfuggire alle restrizioni del Patto di Stabilità “ma per superare una situazione di indeterminatezza, non per avere poltrone ma per consentire di fare investimenti ad esempio in campo scolastico. Abbiamo con le Terre d’Argine uniformato strumenti, rette, tariffe, dato più democrazia. Devono andare avanti ma non con una fusione. Perché poi dobbiamo essere noi a dire no alla possibilità di un Direttore Generale dell’Unione? Esiste un problema di relazioni nell’opposizione e credo giusto sovrarappresentare gli altri tre Comuni nel Consiglio per evitare che Carpi faccia il bello e il cattivo tempo. Dobbiamo pensare Carpi in un’ottica di area vasta – ha concluso - per fare beneficiare gli altri delle esperienze da noi fatte”.
E dopo che il Presidente del Consiglio Giovanni Taurasi ha ricordato che non esiste nello Statuto un punto che tratti del rapporto 70/30 tra maggioranza ed opposizione “che esiste solo se ci sono le stesse maggioranze nei quattro Comuni” si è andati al voto: l’ordine del giorno sullo studio di fattibilità ha ottenuto i voti favorevoli dei cinque gruppi di opposizione e il no del Pd; l’emendamento presentato da ApC lo stesso risultato ma con l’astensione del PdL. L’emendamento presentato da Benatti il no del Pd, l’astensione di Carpi 5 Stelle e il voto a favore degli altri gruppi: la delibera su modifiche e aggiornamenti allo Statuto dell’Unione delle Terre d’Argine infine ha avuto il voto favorevole del Pd e quello contrario degli altri gruppi.
 

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