Riferimento inestinguibile nella storia podistica internazionale
A cura di Luciana Nora

DORANDO PIETRI (1885-1942)

Riferimento inestinguibile nella storia podistica internazionale

Carpi, città dell'Emilia, in piena pianura padana, a 18 Km a nord di Modena suo capoluogo di provincia. E' servita dalla linea ferroviaria Modena/Verona e dall'autostrada del Brennero. Attualmente conta 60.700 abitanti. La sua economia si fonda su due distretti industriali particolarmente sviluppati: tessile-abbigliamento e metalmeccanica, entrambi supportati da un diffuso e specializzato artigianato di servizio. Avviatisi nel secondo dopoguerra, hanno posto Carpi tra i primi centri dell'Emilia per reddito pro capite. Detta realtà ha alle spalle una tradizione secolare le cui origini certe risalgono all'inizio del Cinquecento, quando nell'allora Principato dei Pio, iniziò a svilupparsi la produzione tipica e il commercio dei cappelli di paglia di truciolo. Dal Seicento la produzione conquistò i mercati delle principali piazze europee e, dalla seconda metà dell'Ottocento, raggiunse quelle americane. Questa antica lavorazione dal carattere stagionale, i cui tempi produttivi si coniugavano con la più importante economia agricola andando ad integrare il magro reddito di quanti vi si impegnavano, era motivo di una sensibile immigrazione dai paesi circonvicini.


Immagini in sequenza della  Maratona olimpica di Londra del 1908 Immagini in sequenza della  Maratona olimpica di Londra del 1908 Immagini in sequenza della  Maratona olimpica di Londra del 1908
Immagini in sequenza della Maratona olimpica di Londra del 1908

Questa premessa introduttiva potrebbe apparire superflua ma la vicenda di Dorando Pietri è intimamente legata al contesto ambientale. Alla fine dell'Ottocento, dalla vicina Mandrio, dove Dorando era nato nell'ottobre 1885, la sua famiglia si trasferì a Carpi, richiamata dalle maggiori opportunità di lavoro e dal conseguente relativo benessere. In Carpi, con un atto costitutivo ufficiale risalente al 1879, sebbene l'origine sia accreditabile al 1864, era attiva la Società Sportiva "La Patria". Il secondo articolo del suo Statuto recita: "Essa ha per iscopo di preservare lo sviluppo delle forze fisiche della gioventù e coltivare altresì lo spirito di aggregazione e fratellanza tra i cittadini di ogni classe nell'interesse supremo della Patria." Al di là dell'enunciato, in effetti vi aderivano quasi esclusivamente i giovani appartenenti alla classe sociale media impiegatizia il cui numero tuttavia, per quei tempi, era ragguardevole in ragione della forte presenza dell'industria del cappello con i suoi annessi e connessi. Ma tra le assai più numerose classi sociali del proletariato urbano e rurale, come riportato dalla cronaca locale di quel tempo, era assai diffusa l'idea che: "Lo "Sport" è cosa da signori che han tempo da perdere, anzi han bisogno di cercare il modo di impiegare il tempo, di ammazzare la noia, di procurarsi una distrazione, di esercitare i muscoli infiacchiti dall'ozio ...".

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Immagini in sequenza della Maratono olimpica di Londra del 1908

A fare eccezione nel contesto di questa diffusa mentalità era la pratica del ciclismo, poiché alla bicicletta venne immediatamente riconosciuta l'utilità intrinseca, e non solo perché idonea a coprire le piane e lunghe distanze tra abitazione e posto di lavoro in tempi più che dimezzati, ma anche quale veloce veicolo di propaganda ideologica. "Facciamo appello specialmente ai giovani muniti di bicicletta perché sentano il dovere di rendere qualche utile sevizio alla causa socialista" è il messaggio lanciato sul settimanale locale socialista Luce nel luglio 1907. Ed è il ciclismo il primo sport con cui ebbe a cimentarsi il futuro campione di maratona Dorando Pietri. Ondino Miselli, suo contemporaneo e stretto conoscente, rilasciava la seguente memoria: "Dorando Pietri correva in bicicletta; trova una bicicletta a nolo (a quel tempo la davano con 50 centesimi l'ora),va a Modena tutte le Domeniche con ragazzi di Pavullo, San Felice, Mirandola. Succede che a Dorando, durante una gara, gli si era spaccata la bicicletta. Allora lui si leva in piedi, prende la bicicletta rotta e fa due chilometri a piedi arrivando al traguardo. Mio cugino Tullio, che era innamorato del podismo ed era presente, gli dice:- Tu devi correre a piedi. Tu sei un campione a piedi! - A Carpi, nell'Agosto del 1903, inaugurarono il monumento a Fanti e in quell'occasione ci fu il Congresso di Ginnastica ...vennero da tutta l'Italia un 2000 o 3000 giovani, da Milano, da Torino, da Foggia, Palermo... Carpi si aprì come un ventaglio, come un sipario e abbiamo visto un altro mondo. Allora si formarono delle Società nuove, si fecero delle conoscenze e si fece il campionato emiliano di corsa... Dorando, dopo questo 1903 si mette a correre a piedi e vince il mezzofondo... Cominciò a vincere.. una delle sue più belle gare fu: La Spezia - Sarzana di 36 chilometri in salita, in mezzo alle montagne.. Il suo nome comincia a squillare nei giornali: - Dorando Pietri! - Succede che questo uomo comincia a fare le ali e vuole volare...è naturale! Sogna le Olimpiadi.".

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Immagini in sequenza della Maratono olimpica di Londra del 1908

Dopo il percorso Spezia Sarzana, coperto nell'allora incredibile tempo di due ore e 5 minuti, ancora sconosciuto, partecipò e vinse alla Maratona di Parigi: 30 Km in un'ora e 55 primi. Tra il 1906 e il 1907 Pietri, prestando servizio militare a Torino, rallentò la sua attività podistica. Finita la leva, si rituffò intensamente nel podismo. Il 1908 fu un anno intenso; prima dell'Olimpiade partecipò a molte gare, uscendone vincitore, la qual cosa convinse la Società sportiva "La Patria" ad investire su di lui. La stampa del tempo era appannaggio di una élite ristretta e il podismo, per il suo carattere popolare, in essa non trovava grande risalto; piuttosto le gesta dei maratoneti erano celebrate dal ceto popolare che, riconoscendosi in questi atleti in quanto provvisti solo di grande volontà e forza fisica, amplificava la notizia facendola correre di bocca in bocca, di piazza in piazza, in una sequela infinita di aggiustamenti fino ad assumere contorni epici. E di aneddoti su Dorando circolavano parecchi: sfidò e vinse in corsa un uomo sul calesse lungo la provinciale Carpi - Correggio. Ancora: da Carpi, dovendo spedire una lettera urgente a Reggio Emilia per via ferroviaria ed essendo il treno già partito, fu lui, allora garzone di pasticceria, che raggiunse di corsa e in tempo il destinatario della missiva. Sul suo ritiro al 24° Km dalla maratona preolimpionica di Atene si creò un alone di mistero che lasciò spazio a fantasiose supposizioni di sabotaggio. L'incredibile performance alla maratona delle Olimpiadi di Londra del 1908, la sua presunta vittoria ottenuta nell'allora tempo record di 2 ore, 45 primi e 56 secondi, immediatamente seguita dalla squalifica e, quindi, il riconoscimento al valore attestatogli dalla stessa regina Alessandra che arrivò ad adombrare il vincitore ufficiale, furono i formidabili vettori che lo proiettarono agli onori della cronaca internazionale oltre ogni limite prevedibile o immaginabile. Dorando, accortamente guidato dal fratello Ulpiano (suo manager personale), seppe ricavare da siffatta notorietà il maggior utile possibile.

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Immagini in sequenza della Maratono olimpica di Londra del 1908

Emulo ancor più che di se stesso dell'immagine creatagli dalla stampa, in considerazione dell'insufficienza mitralica che ebbe a manifestarsi qualche anno dopo, si spinse fino al limite. Questo atleta "piccolo", "minuto", in quell'epoca esteticamente più assimilabile all'infinità delle persone comuni, incarnò l'impossibile reso possibile, riscattò le frustrazioni millenarie di una classe sociale che si portava scolpiti addosso i segni di una fame atavica dimostrando, come egli stesso ebbe a dire, quanto "i piccoli sappiano presentare minor bersaglio alla stanchezza" ed essere campioni. Riscattò l'immagine un po' stracciona di una nazione in cui il pauperismo diffuso aveva come diretta conseguenza un alto tasso di emigrazione.

Venne scritto: "[...] Noi popolo sfinito e troppo vecchio per saper essere forte, noi giunti quasi per ultimi in tutte le estrinsecazioni sportive, siamo riusciti in breve tempo a imporci: mai come in questi ultimi anni il nome d'Italia , cento volte deriso, cento volte calpestato, è nome di vittoria...". Gli eventi ebbero a evolversi in favola e la favola in mito, superando confini e barriere di ogni genere. Un emblematico adagio dedicatogli dai suoi contemporanei, recita: "E' questo Dorando/ terribil campione/ che come un leone divora il terren/ Ha membra d'acciaio/ polmoni di ferro/ e corre veloce al pari del so//"

Con lui la prestazione podistica iniziò velocemente ad emanciparsi da un carattere analogo a quello circense, trasformandosi in spettacolo a pagamento di grande richiamo caratterizzato da scommesse. Dorando Pietri passò al professionismo sportivo e diede avvio ad una breve ma intensissima vicenda che lo portò a calcare soprattutto le piste americane procurandogli gloria e significativi guadagni.

A New York, il 25 novembre di quel fatidico 1908 ottenne una rivincita su Johnny Hayes che gli aveva strappato la vittoria a Londra, quindi si misurò a Buffalo, Rochester, Syracuse, Saint Louis, Chicago, Florida, Columbus, Louisville, Saint Paul, Toronto, San Francisco, ecc..

Nel 1911 Dorando Pietri si ritirava definitivamente dalla scena sportiva. Ad affliggerlo erano seri disturbi cardiaci che dovevano essere davvero tali se per questi venne esentato dal richiamo alle armi in occasione della prima Guerra Mondiale.

Investì i profitti derivanti dal professionismo sportivo impiantando a Carpi il "Grand Hotel Dorando". Erano quelli gli anni in cui Carpi aveva tentato una grande svolta industriale e commerciale incentrata sull'antica lavorazione del cappello e notevoli apparivano le prospettive di sviluppo anche in campo alberghiero. Ma l'incertezza dell'andamento dei mercati, tratto distintivo di questa secolare attività, doveva confermarsi nonostante la tentata svolta e, così come ben presto apparvero sopradimensionate le imprese, altrettanto fu per il Grand Hotel Dorando che si rivelò un investimento fallimentare.

Nel 1923, da Carpi, si trasferì a San Remo dove aprì un'autorimessa con servizio taxi. Continuò a seguire l'atletica come organizzatore sportivo. La FIDAL lo aveva nominato allenatore federale dei maratoneti italiani. Nel 1936 gli fu conferita l'onorificenza di Cavaliere della Corona d'Italia. Colpito da infarto, morì prematuramente a San Remo nel febbraio 1942.

Sulle gesta di Dorando Pietri si è sviluppata in Carpi l'idea di organizzare annualmente la Maratona d'Italia che, dal suo esordio, nell'ottobre 1989, più volte abbinata alla lotteria nazionale ed europea, continua ad aver luogo nella seconda domenica di quel mese. Richiama migliaia di maratoneti provenienti da tutte le parti del mondo ed ha notevole risalto anche grazie alle dirette televisive RAI.

 

testi e ricerca di Luciana Nora


Dorando Pietri riceve la coppa d'argento dalla regina Alessandra


Dorando Pietri, all'indomani della squalifica all'Olimpiade di Londra del 1980, nell'atto di ricevere direttamentedalle mani della regina Alessandra la coppa d'argento dorato e piene di sterline quale eccezionale riconoscimento al suo valore, a prescindere dal verdetto della giuria


Match Dorando Pietri e Jonny Hayes all'atto

Match Dorando Pietri e Jonny Hayes all'atto della partenza

Pietri in posa tra i suoi trofei

Dorando Pietri in posa tra i suoi tanti trofei. In posizione centrale è la coppa della maratona olimpionica di Londra

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