Da una decina di anni a questa parte assistiamo nelle Province Emiliane ad un fenomeno abbastanza curioso che caratterizza le nostre estati. Più che altro sarebbe meglio dire “sentiamo”, in quanto si tratta dell’ossessivo richiamo di centinaia di cicale che allietano le nostre giornate. Alcuni giardini pubblici possono arrivare ad ospitare popolazioni di cicale veramente imponenti, che possono determinare fastidio per coloro che vivono nelle strette vicinanze. E’ utile però sottolineare che si tratta di insetti innocui per l’uomo e per la vegetazione. Nel nostro paese sono presenti principalmente due specie: Lyristes plebejus e la Cicada orni.

Ma perché il fenomeno è esploso?
I dati in nostro possesso non sono ancora definitivi, ma per certo l’aumento delle temperature medie degli ultimi 10-15 anni ha permesso a questi insetti di colonizzare habitat a nord dei loro areali tradizionali. Molti di noi ricordano il loro frinire vicino alle pinete delle località di mare o a sud degli Appennini, ma nessuna persona sopra i 60 anni ricorda della loro presenza nelle nostre città, in così grande numero.

Quale è il loro ciclo biologico?
Le loro sembianze sono sconosciute alla maggioranza delle persone (Fig.1). Infatti gli adulti vivono nascosti tra le fronde degli alberi e bene si mimetizzano tra loro. Molto più conosciuti sono i residui del loro esoscheletro, gli entomologi la chiamano “esuvia”, che la forma giovanile abbandona prima, di divenire adulto, e lascia attaccata alle cortecce degli alberi.
I più, però, non sanno che da “piccoli” - cioè le loro forme giovanili – passano tutta la loro vita sotto terra. Nutrendosi di residui organici e radici.
Essi poi, escono dai loro nascondigli sotterranei – durante una calda notte d’estate – per divenire adulti.
Quasi tutti all’unisono, per sfuggire alla predazione di uccelli e altri vertebrati.


Figura a sinistra: Un adulto, appena fuoriuscito dal vecchio esoscheletro che abbandona appeso – vicino ad altri due - alla corteccia dell’albero
Figura al centro: un adulto, colto di notte mentre sfarfalla
Figura a destra: un giovane maturo appena fuoriuscito dal terreno in cerca di un luogo sicuro per fare l’ultima muta (non ha le ali, sottoterra a cose servirebbero?)

Perchè fanno tutto questo rumore?
Si tratta di un “richiamo amoroso”. I maschi dotati di questi organi stridulanti (si tratta di membrane che vengono fatte vibrare a comando - sotto il controllo di formidabili apparati muscolari- ed amplificate da timpani) si riuniscono in gruppi ed attirano le femmine per ottenere i loro favori. Chi meglio “suona” più si accoppia! La loro vita è brevissima poche decine di giorni, la femmina fecondata depone le uova e muore. Le larve si lasciano cadere e si infossano nel terreno per ricominciare il loro ciclo biologico. Esse passano sino a 4 anni sotto terra a pochi centimetri di profondità ed è per questo che inverni rigidi ne potrebbero falcidiare – gelando il terreno superficialmente – le popolazioni


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