ALBERTO III PIO - LA VITA
Alberto III Pio nacque dalla stirpe dei signori di Carpi, sempre
disposti alla guerra e alle contese familiari, che rappresentavano, però, assai bene la
nobiltà settentrionale, ancora legata ad antichi miti cavallereschi e a tradizioni
feudali.Per Alberto, che vide la luce nel castello di Carpi il 23 luglio 1475 e restò
presto orfano, la successione nel dominio non fu facile, ostacolata dal cugino Marco.
Del resto, per gran parte
della sua vita, la signoria di Carpi fu oggetto di lotte, insidie e contestazioni.Ma a
questi infelici inizi, per Alberto, corrispose uneccezionale esperienza educativa
destinata a lasciare un segno inconfondibile nella sua personalità. La sua educazione fu
affidata allumanista laziale Aldo Manuzio. Da lui il giovane principe fu guidato
alla conoscenza del greco e del latino, della letteratura e della filosofia del mondo
classico. In età giovanile egli aveva anche condiviso le idee filosofiche e religiose
dello zio , Giovanni Pico della Mirandola, che aveva anche seguito più volte alla corte
dei Medici a Firenze.Le traversie e i contrasti coi parenti non impedirono ad Alberto di
continuare i suoi studi, le sue meditazioni, la sua attiva partecipazione alla vita e alle
esperienze dei dotti. Egli fu infatti partecipe della più illustre impresa culturale del
secolo, quella che Aldo Manuzio, trasformatosi da maestro umanista in editore a stampa,
iniziò a Venezia.In seguito, a partire dal 1506, Alberto fu prima di tutto un
diplomatico, impegnato nel servizio dei potenti dEuropa e, insieme, nella difesa del
suo potere continuamente conteso.
Uomo più di studio che di
armi, il Pio si rivelò un negoziatore astuto e sottile, sostenuto non solo dalla sua
cultura, ma dai solidi legami con personalità assai influenti, specialmente nel governo
della Chiesa e della Curia romana.Durante una missione presso limperatore
Massimiliano a Trento nel 1509 gli venne concessa linvestitura dellintero
dominio di Carpi, con il titolo di conte, il diritto di battere moneta e di creare dottori
in tutte le discipline.Egli trascorse la maggior parte degli anni tra il 1513 e il 1519 a
Roma, nella città che era ormai divenuta il maggior centro di attrazione degli uomini di
cultura e degli artisti italiani. Il lungo soggiorno romano non distolse, tuttavia,
Alberto dai suoi progetti carpigiani, dal proposito di crearsi una piccola capitale, del
tutto degna di gareggiare con le più raffinate corti italiane.Erano però speranze
destinate a vita brevissima.Si aprivano infatti in Europa e in Italia nuovi conflitti. Il
re di Francia, Francesco I, non nascondeva le sue pretese sulla corona dellimpero
che presto sarebbe rimasta libera. Anche il giovanissimo re di Spagna, Carlo
dAsburgo, era deciso a costituire un grande blocco di potenza. Alla morte
dellimperatore Massimiliano (1519), successe Carlo di Spagna, col nome di Carlo V:
questi non confermò ad Alberto il suo incarico romano. Lunica speranza, per
Alberto, restava ormai il re francese e da lui, infatti, ottenne la carica di ambasciatore
di Francia a Roma, dove cercò di attirare la Chiesa dalla parte della Francia. Questo
disegno finì molto male: il 24 febbraio 1525, a Pavia, lesercito francese veniva
sconfitto e lo stesso Fracesco I cadeva prigioniero.Poco dopo gli Spagnoli occuparono
Carpi: ad Alberto vennero confiscati tutti i beni.Seguirono poi vicende assai tristi. Nel
1526 Carpi è falcidiata da unepidemia e si istituisce la confraternita di San
Rocco.Scendono in Italia i Lanzichenecchi, vi sono le terribili giornate del sacco di Roma
e il rifugio in Castel SantAngelo, dove Alberto rimase per un lungo periodo tra il
seguito del papa qui assediato.La sconfitta di Alberto era ormai definitiva.Nel gennaio
del 1531 Alberto, famoso e dotto uomo di stato muore a Parigi, dove si era dedicato agli
studi teologici, scrivendo numerosissime opere in polemica con Erasmo da Rotterdam.Fu
sepolto nella chiesa parigina dei Minori Osservanti e per un singolare caso il monumento
sepolcrale ritrasse in abiti di un guerriero romano questo principe che aveva diviso il
suo tempo tra lo studio e lesercizio della diplomazia.