L'ASPETTO ARCHITETTONICO
La chiesa, ricostruita per la terza volta nel 1523, all'interno della città, su di un
terreno in Terranova, ha probabilmente, come esecutore del progetto Andrea Federzoni,
seguace dell'architetto Baldassarre Peruzzi.
Essa, secondo la concezione rinascimentale della prospettiva, chiude la contrada di
Terranova come se fosse una quinta teatrale.
Come si
presentava la chiesa cinquecentesca del Federzoni?
Per rispondere a questa domanda abbiamo ingrandito la pianta a "volo d'uccello"
di Luca Nasi e una pianta di Carpi di autore anonimo del sec. XVIII, ambedue contenute
nella raccolta Cartografia urbana di Carpi (secoli XV-XX) (op. cit.); abbiamo,
inoltre, osservato il disegno eseguito dal pittore contemporaneo R. Pelloni, che ha
ricostruito la facciata della chiesa, come era nel tardo XVI secolo, prima della
trasformazione settecentesca (in Colli D., Garuti A., Martinelli Braglia G., I Secoli
della Meraviglia, Artioli Editore in Modena, 1998).(V. la rielaborazione del disegno
di Romano Pelloni).
La facciata, come si vede ancora oggi, era divisa verticalmente in tre parti da due
lesene, pilastri lievemente sporgenti da un muro con funzione ornamentale; la
superficie era ancora suddivisa orizzontalmente da paraste in altre tre zone
orizzontali e decrescenti in ordine di altezza.
Al centro vi era un portale a tutto sesto.
Sopra al portale vi era una finestra a serliana, cioè una trifora con le
aperture laterali sorrette da un'architrave e quella centrale ad arco; successivamente
viene sostituita da un finestrone.
La facciata doveva terminare con un timpano, ornato da quattro cuspidi, e
aveva uno zoccolo nel basamento.
Il fabbricato era di forma
rettangolare e, all'interno, a navata unica.
La chiesa risulta terminata nel 1584.
Un totale rifacimento, in stile dell'epoca, inizia nel 1725 per essere completato nel
1750. (Vedi rielaborazione del disegno di E. Martini).
Dapprima vengono demolite la cuspidi della
facciata cinquecentesca, poi vi è la completa ricostruzione, voluta dal priore fra'
Antonio Martinelli da Carpi.
Essendo del luogo, il priore ha molti collegamenti con la città, conosce molte persone,
da cui può ottenere denaro per finanziare la nuova costruzione, completata anche con la
vendita di parte della argenteria.
La chiesa conserva la tradizionale forma rettangolare,con il luminoso interno ad un' unica
navata, su probabile disegno di Francesco Dotti, un architetto di Bologna che aveva anche
progettato il santuario di San Luca: l'ipotesi si basa sulle somiglianze riscontrabili con
chiese bolognesi da lui progettate in quell'epoca.
All'interno (v. immagine dell' interno della chiesa), dalla trabeazione si innalza
una volta a botte, alta oltre 15 metri.
Su di essa si aprono otto lunette unghiate, che sovrastano le finestre; esse si
dicono unghiate perchè sono formate da due volte a botte uguali che si intersecano.
Il presbiterio sopraelevato, separato da quattro colonne isolate, è
sovrastato da una volta a vela. che si raccorda ad una cupola emisferica che
si innalza dal muro dell'abside.
Sulla parete di fondo si apre un finestrone.
Ai lati della navata si aprono otto cappelle: quattro a destra e quattro a
sinistra.