Crisi economica. Risorse scarse. Terremoto. Pochi soldi. Poco lavoro. Chi prima non era in difficoltà oggi lo è. Chi prima era in difficoltà oggi lo è di più. In una situazione del genere sembrerebbe imprescindibile un approccio esclusivamente emergenziale alla risoluzione dei problemi, soprattutto per un ente come il Comune. Prendersi cura di questi cittadini è una priorità. Prendersi cura di loro significa anche occuparsi della comunità in cui si inseriscono e dei luoghi in cui questa comunità si esprime. Serve una visione, servono idee per il futuro del nostro territorio e della nostra comunità. Fare comunità, saper essere comunità non è di secondaria importanza, soprattutto in questo particolare momento storico. Ho intitolato il mio intervento “la Comunità per fare Centro”, per sottolineare l’importanza degli spazi per la nostra collettività e di uno in particolare, il nostro centro storico. Le immagini del nostro centro vitale, pieno di gente, delle 500 parcheggiate in Piazza Martiri, sono ormai ricordi lontani. Cosa fa quindi di un luogo qualcosa di riconosciuto e frequentato dalla comunità? Oggi, rispetto a quelle immagini da cartolina, è cambiato tutto. Quarant’anni fa c’era un attaccamento speciale alla piazza in quanto centro assoluto e indiscusso della socializzazione carpigiana. Oggi invece c’è un vero e proprio mercato dei luoghi per la socializzazione, c’è concorrenza tra i luoghi possibili, siano essi vicini o lontani, reali o virtuali. Piaccia o non piaccia, questa è la realtà in cui viviamo e a cui noi, tutti quanti noi, contribuiamo. Come rivitalizzare il centro storico è la grande, dibattutissima domanda. L’ inscindibile binomio strutture-relazioni è la nostra risposta. Le strutture. La realizzazione di strutture è un percorso lungo e già iniziato con la ristrutturazione di moltissime aree del centro e con il regolamento per i dehors, ma dovrà continuare con il Torrione degli Spagnoli, con il parcheggio interrato della Meridiana, con la riqualificazione dell’ex bocciofila Malatesta, con i giardini dietro al municipio, con gli accessi al teatro, con l’illuminazione per l’allungamento visivo della piazza per dare continuità al rialzato, con gli arredi urbani intorno ai palazzi storici e con la qualità architettonica degli interventi. Le opere realizzate in centro a Reggio Emilia sono qualcosa non da imitare, ma da considerare tra gli esempi positivi di arredo urbano smart, attuale, funzionale. Così come dovrebbero essere punti di riferimento le opere dell’urbanista americano William H. Whyte, il quale teorizzò che la qualità della vita di una comunità dipende dal numero di posti a sedere negli spazi pubblici in cui tale comunità si inserisce. Spesso a Carpi sentiamo parlare di Central Park e Parco Lama. Io ritengo molto più appassionante e innovativa la High Line di New York che, sull’eredità delle teorie sopraccitate, ha investito non tanto sul verde quanto sull’importanza delle sitting area, in una chiave teatrale, tra parco, strada e piazza. Le relazioni. Le sinergie tra pubblico e privato (come ConCarpi), le associazioni, il Patrono, il Comune, i commercianti, sono tutti soggetti che messi a sistema hanno dimostrato, nei fatti, che animare uno spazio grande come il nostro centro (spesso descritto come un’enorme spazio vuoto, incolmabile e desolato) è possibile. Le notti bianche sono state un successo. Le persone avevano riscoperto il piacere di stare in piazza. E questo è stato possibile grazie all’importante e preziosissimo lavoro fatto sulle relazioni, grazie anche alla politica, a prescindere dalle strutture e dalle ferite del terremoto. Il binomio strutture-relazioni dev’essere il punto di riferimento per ogni intervento e per ogni iniziativa. Sta a noi sprigionare l’energie che offre il nostro territorio. La piazza deve ritornare ad essere viva, ma in una chiave nuova, più attuale. Le foto con le 500 parcheggiate sono qualcosa che non dovrà più essere guardato con nostalgia o con stupore. Dev’essere prioritario per questa amministrazione proseguire il percorso intrapreso, potenziarlo e, se possibile, accelerarlo.