UN PIANO PER LA MOBILITA' SOSTENIBILE POCO CORAGGIOSO NEI TEMPI

Lunedì 18 marzo la Consulta Ambiente e Territorio ha discusso il Piano Urbano per la Mobilità Sostenibile (PUMS), approvato dalla Giunta il 19 febbraio scorso.
Assolutamente condivisibile l'obiettivo di cambiare “il paradigma, rispetto alla progettazione degli spazi”: non più città per le auto, ma città “pensata per pedoni che convivono con le auto, migliorando così la qualità dell'aria e dell'ambiente urbano e favorendo la moblità ciclo pedonale e la sicurezza della circolazione.
Il piano deve essere realizzato nell'arco di un decennio.
Mentre, al 2021 sono previsti interventi, che hanno già la copertura finanziaria, come la pista ciclabile Migliarina-Fossoli-San Marino, l'installazione di 15 punti di ricarica elettrica, le Zone 30 in Remesina, Cibeno e Due Ponti, ma senza interventi di rigenerazione urbana, come in Colombo, l'ammodernamento dei semafori e come il provvedimento che più ha scatenato polemiche, cioè l'estensione a tutto il Centro Storico della Zona a Traffico Limitato (ZTL), al 2025 è previsto poco o niente.
Gli interventi più consistenti e più efficaci rispetto agli obiettivi, ma anche più rilevanti sul piano finanziario, sono previsti da realizzare entro il 2030 e sono:
l'aumento a 15 minuti del bus Arianna e della linea ferroviaria Carpi Modena
la sperimentazione del car sharing elettrico
il completamento del Piano delle piste ciclabili
la trasformazione delle Zone 30 in isole ambientali, con interventi di rigenerazione urbana.
Lo abbiamo definito un piano timido e poco coraggioso nella tempistica, perchè dilata nel tempo gli inteventi più rilevanti, mentre i dati sull'inquinamento e sul cambiamento climatico imporrebbero urgenze diverse.
L'unico vero provvedimento di sostanza, a tempi brevi, è l'allargamento della zona TL a tutto il centro storico, peraltro reso obbligatorio dal piano regionale per la qualità dell'aria, entro il 2020.
Naturalmente si sono subito levate le proteste delle associazioni di categoria, non tutte, però, dello stesso tenore, che temono la chiusura di altre piccole attività, dopo l'ulteriore recente insediamento di grandi catene commerciali, in zona industriale.
Immediatamente, a nemmeno un mese dalla sua approvazione, la Giunta smentisce sé stessa e in un comunicato, a firma degli Assessori Tosi e Gasparini, promette di chiedere deroghe al piano alla Regione, e insieme all'impegno a definire (finalmente!) un piano per lo sviluppo del Centro, anche con interventi di sostegno, propone, con scarsa fantasia, l'installazione di quattro parcheggi modulari rialzati, uno dietro le poste, in Piazzale Meridiana (un obbrobrio!), uno davanti all'ospedale (il più sensato), uno all'ex macello e l'ultimo nel parcheggio ex coop, di fianco al cimitero, alla modica spesa di 2,7 milioni di euro.
Prima annotazione, il PUMS non parla mai di nuovi parcheggi, anzi si muove in direzione opposta.
Seconda considerazione, come mai, per fare, ad esempio, le piste ciclabili scarseggiano sempre i fondi e adesso, all'improvviso, saltano fuori così tanti soldi per questi interventi?
La discussione sui parcheggi in centro è vecchia come il cucco e si basa sul presupposto che, poiché i grandi centri prosperano perchè hanno i parcheggi, allora bisogna fare parcheggi anche in centro.
Presupposto, secondo noi errato, perchè, se vuole essere vincente, il Centro Storico deve offrire un'identità ben precisa e proporre al consumatore un'esperienza diversa.
Allora si deve intervenire, favorendo modalità di fruizione del centro che siano più attrattive per il consumatore, che deve potersi muovere in modo tranquillo e rilassato e potere scoprire la ricchezza del commercio locale, quindi una città pedonale e ciclabile in cui sia facile muoversi con il trasporto pubblico, anche utilizzando parcheggi scambiatori attrezzati esterni.
Poi si può e si deve cambiare il modo in cui si agisce sullo spazio pubblico, sia dal punto di vista dell'arredo urbano, sia dal punto di vista della politica culturale, sino ad oggi, troppo orientata su iniziative eclatanti che bruciano soldi e si bruciano nel breve spazio di una notte, senza lasciare nessun segno.
In questo senso, anche il grande patrimonio architettonico e museale deve svolgere un ruolo trainante. Infine anche agli operatori commerciali è richiesto uno sforzo per  variare i modelli e le tipologie di vendita, magari mescolando negozio fisico, virtuale e diversi canali di vendita.
Non abbiamo la pretesa di insegnare il mestiere a nessuno, ma vorremmo che lo sguardo fosse rivolto al futuro e non si riproponessero per i centri storici modelli che si sono ormai dimostrati perdenti.
Allora, ben venga la discussione su un piano di sostegno al centro, magari dove si incontrano urbanisti e innovatori del settore commerciale che presentano idee su come attrarre i consumatori e su come rendere lo spazio pubblico più coinvolgente.